Elementare misura d'igiene, norma di disciplina, sotto il bavaglio mi tengo le mani, cerco la cartolina, mentre il barbiere, baffetti e basette, racconta quattro barzellette, unte di brillantina. Mentre il barbiere ripa**a il rasoio sulla striscia di cuoio, stringo più forte il cavallo arroventato, il mio cranio rasato, moltiplicato per mille la sera dal collo in su nella specchiera, mezzo ghigliottinato. "Sotto a chi tocca, il signore è servito!" e il pennello si inzuppa. Compiuto il rito, io sono sparito, militare di truppa. In un' Italia sca**ata e feroce senza più forma e senza voce, tiro su la mia zuppa. Mentre l'Italia si gratta la scabbia,
urla in sette dialetti, noi dividiamo il silenzio e la rabbia, il leninismo e i fumetti. Tutti a cantare tra il muro e le brande quaranta merli più le mutande dentro la stessa gabbia. Praeter politicam, sono a Gaeta, quattro han preso la tisi. Cinque un rimorchio a settembre li ha uccisi, e un sardo e un an*lfabeta. Duro di testa e pesante di mano, ha ringraziato il capitano con due pugni precisi. Elementare misura d'igiene, dormire per non pensare, solo qualcuno si taglia le vene, gli altri sanno aspettare. Dodici mesi tutti presenti per ricoprirsi e stringere i denti, capirsi senza parlare.